Le infinite sfumature di blu

Blu regata, blu laguna, blu ammiraglio, blu navy, blu mediterraneo, blu porto di mare, blu capitano, blu marino, blu baltico, blu fondale marino. Le infinite sfumature di blu della Maddalena si sposano con le gradazioni di rosa del granito, il verde della vegetazione rada e profumata, il bianco cristallino della sabbia delle numerose calette che frastagliano le sue coste.

 

Il mito. Appena si poggia piede su La Maddalena, appartenente all'omonimo arcipelago situato nelle Bocche di Bonifacio tra la Sardegna e la Corsica, si è avvolti dalla sua atmosfera magica creata da sculture granitiche intagliate dalle mani esperte del mare e del vento, di rotte per il commercio dell'oro nero, ossia l'ossidiana, di battaglie, di leggende e di miracoli. A cominciare da quello da cui ne è disceso il nome. Bisogna andare indietro nel tempo, ai miracoli di Maria Maddalena, così raccontati dapprima da Rabanus Maurus, arcivescovo di Magonza, in Vita di Maria Maddalena, pubblicato nel IX secolo. Per avere notizie dettagliate il testo più divulgato è la Legenda Aurea, la raccolta completa delle biografie dei santi e dei relativi culti, scritto nel 1260 da Jacopo de Varagine (Varazze). E la Legenda racconta la storia del "miracolo del Principe di Marsiglia". Santa Maria di Magdala, dopo la morte di Gesù, intraprese il viaggio che infine la portò a Marsiglia con lo scopo di evangelizzare quel popolo. Lì vi era un Principe sposato, la cui moglie non riusciva ad avere eredi, avvalendosi inutilmente anche a sacrifici. Maria Maddalena li persuase e li invitò a pregare il Signore. Il Principe e la Principessa, finalmente incinta, intrapresero un viaggio per mare per incontrare San Pietro a Roma. Lungo il tragitto, la Principessa partorì e durante una tempesta morì insieme al figlio. Vennero temporaneamente lasciate le spoglie su di un'isola "pietrosa e ventosa". Dopo due anni il Principe, volendo recuperare le spoglie, fece ritorno all'isola e, miracolo e grazia della Santa Maria Maddalena, ritrovò moglie e figlio vivi.

 

La storia geologica. I colori delle rocce della Maddalena e dell'arcipelago variano dal giallo delle schisti e del gneiss, al bianco del quarzo, al rosa dell'aplite, al rosso del porfido granitico. Tutti di origine granitica, questi colori testimoniano un cammino geologico che parte dalla notte dei tempi, sin dall'era paleozoica, circa 500 milioni di anni fa, quando ancora il blocco sardo-corso faceva parte di un unico continente boreale. Le prime montagne di schisti e gneiss, che gli scienziati chiamano "cristallino antico", s'innalzarono per l'attività orogenetica. Spianate ed erose da vari agenti, furono quindi sottoposte, 300 milioni di anni fa, a un'intrusione del granito sotto forma di magma. Le temperature e pressioni elevate infine metamorfosarono le rocce originarie. Il periodo decisivo per la formazione delle isole, come noi le conosciamo, risale al Miocene, tra i 16 e i 10 milioni di anni fa, con la frattura del blocco sardo-corso dalle coste iberico-provenzali e il lento movimento antiorario verso il Tirreno. In seguito le glaciazioni e il relativo abbassamento del livello del mare, gli agenti erosivi come il vento, il moto ondoso, il sale e le correnti marine hanno plasmato La Maddalena lasciando i tipici "tafoni" ossia cavità e grotte dalle forme più disparate. E proprio in queste grotte sono stati rinvenuti reperti archeologici che testimoniano la presenza dell'uomo nell'arcipelago fin dal Neolitico, circa 1500 a.C., anche se secondo le ultime ricerche si pensa che si possa retrodatare la presenza dell'uomo almeno tra i 3000 e i 6000 anni.

 

La storia politica. La complessa attività geologica ha lasciato come eredità all'uomo circa sessantadue tra isole maggiori, isolotti e scogli. Questa situazione ha reso da sempre la navigazione pericolosa per chi non conosca e controlli le rotte per attraversare le Bocche. Difficoltà già nota ai Greci che chiamarono le Bocche "Taphros" ossia fossato, e i Romani "Fretum Gallicum", come riportato da Plinio il Vecchio in "Naturalis historia" e dal "Itinerarium Maritimum", una sorta di portolano antico indicante le rotte e collegamenti commerciali.

I Romani denominarono le isole "Cuniculariae" (da cuniculus, galleria), "Phintonis" e "Fossae insulae", dall'evidente etimologia. Caduto l'Impero Romano, La Maddalena subisce il destino comune a molte isole: eremo benedettino prima, sede di attività piratesche e corsare poi.

Nei secoli la posizione geografica delicata di terra di confine ne fece teatro di lunghe contese, battaglie e traffici illeciti tra bonifacini, sardi, genovesi e sabaudi. L'annessione al regno sabaudo ne definì l'appartenenza e l'identità geografica politica. Tant'è che proprio nell'arcipelago si consumò la prima sconfitta dell'allora luogotenente corso Napoleone Bonaparte, che ancora rivendicava le isole alla Francia.

L'anima antinapoleonica delle isole continuò con il sostegno all'ammiraglio Nelson, che fece de La Maddalena la base della flotta inglese per organizzare l'inseguimento alla flotta francese che terminò con la battaglia di Trafalgar nell'ottobre del 1805.

Nel 1861 La Maddalena è la sede della fondazione della Marina Militare Italiana in seguito alla fusione delle varie marine regionali con quella sabauda, già presente nell'isola dal 1799.

 

La servitù militare. La forte presenza militare è una caratteristica che segna, nel bene e nel male, l'isola negli anni successivi. L'ammiragliato e l'arsenale, oggi non sono più in funzione nel compito originario. Quest'ultimo è stato oggetto di non poche polemiche e indagini riguardanti la bonifica per il G8, previsto a LaMaddalena e poi spostato all'Aquila dopo il terremoto del 2009. Bonifica, che a detta di alcune associazioni è stata ideata male e condotta peggio, anche con costi ritenuti eccessivi. L'altra presenza militare, che ha generato forti critiche e dubbi negli ultimi quaranta anni, è stata quella degli Sati Uniti, a cui il Governo italiano ha concesso i terreni dell'Isola di Santo Stefano nel 1972 per l'installazione della base navale per i sottomarini a propulsione nucleare di istanza in Mediterraneo. La base èstata chiusa definitivamente nel 2008, in seguito all'incidente del sottomarino Hartford che provocò uno strascico di polemiche non indifferenti.

 

Il turismo. Nel boom economico del dopo guerra pure la Maddalena ha subito il turismo aggressivo di massa, come molte coste italiane, e attività di pesca non sempre legali come l'uso delle bombe subacquee. Queste pratiche hanno portato negli anni a un depauperamento delle risorse ittiche e al saccheggio di cale, di spiagge e fondali unici e preziosi. Il caso più famoso è l'assalto alla Spiaggia Rosa dell'Isola di Budelli, con la sua sabbia dal colore inequivocabile, residuo dell'esoscheletro del protozoo foraminifero Miniacina miniacea. Ritenuta oggetto di souvenir da un turismo spiccio, la sabbia ha rischiato di sparire. Questo ha portato a misure quale il totale divieto di accesso, balneazione e ancoraggio.

 

La tutela ecologica. Oggi la tutela delle meravigliose spiagge, delle insenature e delle calette de La Maddalena e dell'Arcipelago, è garantita dal Parco Nazionale, istituito nel 1994. La ricca biodiversità marina è protetta dai grandi progetti internazionali del Parco delle Bocche di Bonifacio e del Santuario dei Cetacei. Le azioni intraprese per la salvaguardia di questo tratto di territorio e di mare unico al mondo, hanno attratto l'attenzione dell'Unesco che l'ha candidata a patrimonio dell'umanità.

Stilare la lista delle cale de La Maddalena più belle o meritevoli di visita è compito arduo se non impossibile. Armandosi di pazienza, di curiosità e di rispetto, ogni giorno l'isola regala spiagge e calette uniche, e ogni giorno lo spettacolo sarà sempre più bello di quello precedente, rinnovandosi in continuazione.

 I fondali. "L'effetto Parco" sta dando i suoi frutti. I fondali si stanno ripopolando di specie marine tipiche di questi mari. I subacquei lo verificano con i propri occhi durante le immersioni sulle numerose secche, anche queste difficili da classificare secondo un criterio di bellezza. Tra le più conosciute c'è la Secca di Spargi, nota anche come Secca Washington per via di un masso che ricorda la testa del presidente americano. È ricca di gorgonie rosse, spugne gialle e margherite di mare. Non è raro incontrare aragoste e pesci come corvine, dentici, scorfani rossi e cernie, finalmente ritornate. La Secca di Razzoli, particolare per le sue correnti, permette di osservare gorgonie alternate a eunicelle. Facile incontrare pesci di passo come i barracuda. Immergendosi invece su fondali caratterizzati dalla presenza di posidonia, e con una buona osservazione, si può incontrare il pesce ago cavallino, della stessa famiglia dei cavallacci, e tordi pavone.

Il vento la fa da padrone tra questi canali e isolotti. È il paradiso dei velisti, che approfittano per veleggiare e visitare le cale, non facilmente raggiungibili via terra. A loro è riservato lo spettacolo dell'avvistamento di cetacei quali tursiopi e balenottere.

Milioni di parole potrebbero essere spese per narrare la bellezza de La Maddalena. Non saranno mai esaustive per descrivere le sensazioni che si hanno vivendola a pieno, usando i cinque sensi: la vista per i suoi infiniti colori e sfumature, il tatto per accarezzare e sentire il calore del granito sotto il sole, il profumo inebriante del ginepro e del mirto misti al salmastro, l'udito per ascoltare le onde sbattere impetuose sugli scogli e il fischio del vento tra le rocce, e il sapore del sale che rimane sulla pelle.

Questo pezzo è stato scritto da Silvio Greco su L'Unità