Raccontare il mare

Prefazione delle prefazione al libro “Raccontare il mare”, Iperborea, pp.192, 15,50 euro

 

Anni fa mi trovavo al bar dell’Hôtel des Saints-Pères a Parigi in compagnia della mia editrice Ariane e di suo padre, il leggendario Jean-Claude Fasquelle, padrone all’epoca delle edizioni che portavano il nome di suo padre, Grasset et Fasquelle. Avevo appena annunciato di avere due libri quasi terminati nel mio cantiere di scrittore: uno, L’occhio del male, che parlava di

estremismo religioso e nazionalista, l’altro, La saggezza del mare, in cui raccontavo e interrogavo la vita vista dal pozzetto di una barca che navigava senza meta prefissata nel Nord Atlantico. Jean-Claude era famoso per i suoi silenzi costernanti, ed era perciò ad Ariane che spiegavo perché li avrei pubblicati in quell’ordine.

Dopo tre romanzi marinari, non volevo correre il rischio di essere considerato per sempre uno

scrittore di mare. Fu allora che la sfinge parve risvegliarsi. «Ma no!» dice. Ariane mi spiegò poi cosa intendeva il laconico genitore, e cioè che da un lato aveva una buona opinione di me come scrittore di mare e, dall’altro, che non bisognava deludere i lettori che mi ero conquistato con i primi tre romanzi.

Quando mesi dopo arrivò il momento di decidere, non avevo cambiato idea: prima il romanzo e poi le riflessioni. A posteriori Jean-Claude aveva senza dubbio ragione: L’occhio del male

disorientò un gran numero di lettori, oltre alla stampa e all’editore, che non sapeva bene come

vendere un libro su un attacco fondamentalista islamico a Parigi, per di più scritto da uno

svedese, ben prima dell’11 settembre 2001, quando nessuno immaginava che un avvenimento del genere potesse accadere nel mondo reale. Ma aveva anche torto: levarsi di dosso le etichette messe da critici e pubblico non è così facile. Per quanto abbia ripetuto infinite volte,

in interviste e incontri, che mi riservo la libertà di scrivere su qualsiasi soggetto io senta come

urgente, e che del mare mi importa di più nella mia vita personale che come autore, per molti

sono e resto uno scrittore di vagabondaggi in mare, di veleggiate e di pirateria.

È per questo che mi è stato spesso chiesto di scrivere prefazioni o articoli sull’argomento, e ho perso il conto delle interviste e degli inviti ricevuti da yacht club per parlare di vela o dei miei libri. Di solito declino gentilmente. Prima di tutto perché in materia di navigazione e questioni marinare sono un dilettante. Per quanto abbia attraversato più volte il Mare del Nord e solcato in lungo e in largo il Nord Atlantico dalla Scozia alla Galizia, la mia esperienza è ben poca cosa in confronto ai navigatori di lungo corso o ai marinai di professione. Per di più non sono un giornalista ma uno scrittore, il che significa che faccio fatica a produrre testi a cronometro con precise scadenze – giustamente i britannici le chiamano dead lines, linee della

morte.

Mi è però capitato di accettare di scrivere alcune prefazioni a libri di mare che mi avevano

particolarmente fatto sognare o riflettere. L’idea di riunirle in un unico volume mi è venuta dopo aver terminato quella per Lo specchio del mare di Conrad, uno dei suoi rari scritti autobiografici che meriterebbe di essere più letto e conosciuto, e non solo dagli studiosi o dai patiti del settore. Guardando la lista delle prefazioni, mi è sembrato che la stessa constatazione valesse anche per gli altri, come il classico Solo, intorno al mondo di Joshua Slocum, o il diario di bordo di Cristoforo Colombo, o ancora i racconti di viaggio del Nobel svedese Harry Martinson, libri fuori da ogni categoria e spesso relegati sugli scaffali di letteratura specializzata. Così ho pensato che ripresentandoli tutti insieme magari potessero stimolare qualcuno a scoprirli o a rileggerli.

A questo punto, però, nella lista delle mie prefazioni già pubblicate mancavano alcuni titoli dello stesso calibro e per me fondamentali, che hanno ispirato la mia vita, la mia scrittura e

la mia navigazione: L’enigma delle sabbie di Erskine

Childers, il raffinato e disperato Sull’acqua di Maupassant, o la serie di romanzi di Álvaro Mutis sull’enigmatico e disincantato Maqroll il Gabbiere. Così mi sono divertito a scrivere delle false prefazioni da aggiungere, sempre con l’obiettivo di contribuire magari a incuriosire nuovi lettori e a salvarli dall’oblio.

Questo è il risultato, un’opera discretamente eclettica e impressionista, un po’ a immagine del mare stesso, imprevedibile e mutevole, e della navigazione a vela, per lo meno quella che non ha mete prestabilite, né rotte chiaramente fissate che non siano quella di vivere nel presente e di godere dell’attimo; ovvero, qui, perdersi tra qualche buon libro ai margini della letteratura canonica.