Le notti lunghe di Grimsey

Per trovare le notti più lunghe d'Islanda occorre spingersi fino a Grimsey, isola al largo di Akureyri, al 66esimo grado di latitudine Nord, nel Circolo polare artico, dove il sole d'inverno fa capolino solo tra mezzogiorno e le due

 

Nel 1850 l'Islanda aveva ancora la stessa popolazione di un millennio prima. All'inizio del XIX secolo Reykjavik contava appena 300 abitanti, di cui 27 in carcere per ubriachezza.

All'epoca non si trovava in tutta la capitale un solo ortaggio o frutto. Non che la situazione fosse migliorata un secolo dopo. Il primo albero di mele venne impiantato nel 1909 ad Akureyri, la seconda città dell'isola, che a dispetto della sua posizione settentrionale gode di un microclima temperato; e l'evento viene ancora ricordato nel museo locale. Ma per avere coltivazioni su larga scala bisogna attendere tempi recenti, quando si comincia a sfruttare il calore che fuoriesce dal suolo.

La «baia fumosa» di Ingòlfur Arnarson, Reykjavik, è oggi una metropoli con 120 mila abitanti, più di un terzo di tutta la nazione, e continua a crescere. Per rifornire di frutta e verdura la capitale è stato creato alle sue porte un piccolo insediamento di serre riscaldate dal vapore dei geyser, Hverageròi. Ma nei supermercati continuano a trovarsi prodotti importati dal Canada, e a prezzi carissimi. Per questo i turisti un tempo arrivavano carichi di razioni di sopravvivenza. Ora non è più consentito: alla dogana non si possono portare più di tre chili di cibo a persona.

«Questo posto alla fine del mondo sarebbe a malapena abitabile se l'inverno non fosse così lungo e il cielo così nero» scrive lo scrittore Jòn Kalman Stefànsson in Luce d'estate. Ed è subito notte (Iperborea). Gli islandesi non hanno più paura del buio, ma hanno imparato a servirsene per risollevarsi dalla durissima crisi del 2008.

Con quasi un milione di turisti l'anno il settore è diventato uno dei pilastri economici dell'isola. L'offerta invernale ruota tutta intorno all'aurora boreale. Ma per trovare le notti più lunghe d'Islanda occorre spingersi fino a Grimsey, isola al largo di Akureyri, al 66esimo grado di latitudine Nord, nel Circolo polare artico, dove il sole d'inverno fa capolino solo tra mezzogiorno e le due.

Fino al 1931 non si poteva arrivare a Grimsey (a Nord della costa settentrionale dell'Islanda) se non con il postale e bisognava aspettare sei mesi per ripartire, perché la nave viaggiava due volte l'anno. Si racconta ancora di un danese che approdò qui nell'Ottocento e non riuscì più a ripartire per via delle mareggiate, rassegnandosi a sposare una ragazza del posto. Il resto della vita la passò probabilmente a giocare a scacchi, una vera ossessione a Grimsey. Tant'è che in ogni casa c'è almeno una scacchiera. Sembra che in passato alcuni giocatori siano addirittura impazziti per la troppa concentrazione. Altri si mettevano a letto per settimane solo per perfezionare una mossa. Anche perché capitava che chi perdeva, si gettasse dagli scogli. Una follia.

Del resto su quest'isolotto, grande appena cinque chilometri quadrati, a parte la pesca, non c'è molto da fare: i residenti sono solo un'ottantina, ma gli uccelli almeno dieci volte di più. D'estate le scogliere sono disseminate di escrementi di sterne artiche, gabbiani e pulci nelle di mare. Gli isolani vanno particolarmente ghiotti delle loro uova, che divorano crude. A Grimsey c'è persino un ristorante. La sua specialità è l'hakarl, carne di squalo groenlandese che viene tenuta a marcire sotto terra per qualche mese per mitigare un po' la puzza di ammoniaca (queste bestie urinano dai pori), prima di essere appesa all'aria a essiccare. Il risultato è un piatto terrificante che va accompagnato da una buona dose di acquavite per vincere la nausea. Gli islandesi invece sembrano gustarlo, e non capisci se ti prendono in giro. Come quando dicono di credere ai troll e agli esseri invisibili che popolano le loro notti infinite.

 

Alla ricerca del buio perduto

Il periodo migliore per osservare l'aurora boreale va da ottobre a metà aprile. Dicembre è il mese più buio, ed è anche quello più freddo e con le maggiori precipitazioni.

Oltre a un cielo limpido, per ammirare questo spettacolo è necessario avere almeno una settimana a disposizione, perché le aurore si verificano secondo cicli regolari, nei quali a due-tre notti molto «attive» ne seguono quattro o cinque con una scarsa visibilità. Il sito dell'ufficio meteorologico islandese (en.vedur.is) contiene previsioni giornaliere sugli orari e le località in cui questo fenomeno potrà manifestarsi. Per avere maggiori chance è consigliabile scegliere una sistemazione fuori città, al riparo dall'inquinamento luminoso. La catena della Icelandic Farm Holidays (www.tarmholidays.is) consente di prenotare tra 170 fattorie e guest house sparse sull'isola, con prezzi variabili tra gli 80 e i 250 euro a notte.